Cose da grandi, cose da piccoli. (Matteo 18, 1- 6)

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Matteo 18, 1-6

1 In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» 2 Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 3 «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4 Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli. 5 E chiunque riceve un bambino come questo nel nome mio, riceve me. 6 Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare.

 

«Chi sarà il più grande nel Regno dei cieli?»  – dev’essere stata una domanda che i discepoli hanno fatto girare a lungo ognuno nella sua testa e poi nei discorsi tra loro, prima di farla a Gesù. Sotto questa domanda se ne nasconde un’altra, che è come fare a essere grandi, posto che vogliamo considerare l’essere grandi come la méta da raggiungere. Come fare per raggiungere livelli più alti di perfezione, per sentirsi importanti? Come fare, anche, per essere considerati migliori di altri? In fondo, non sembra in sé e per sé un desiderio stupido, quello di riuscire a superare tutti per non essere superati da nessuno.

La domanda dei discepoli non riguarda semplicemente l’essere grandi, ma l’essere grandi nel Regno dei cieli: questo significa che è una domanda sulle preferenze di Dio, su chi sia già ora, nell’immediato, è più importante ai suoi occhi.

La risposta di Gesù è questa: indicare, a chi ha fatto questa domanda, un bambino. A coloro che si preoccupano di come riuscire ad essere grandi, Gesù dice: il regno dei cieli non è una cosa da grandi, ma è una cosa da piccoli. E un bambino, una persona piccola, diventa il metro della nostra vicinanza a Dio.

Mi chiedo che avranno pensato i discepoli di fronte a questo insegnamento. Come saranno rimasti, nel dover prendere come esempio di vita non un saggio con la barba lunga, e nemmeno un eroe pieno di certezze e di coraggio, ma un bambino.

Di fronte a quel bambino, forse avranno ricordato il loro essere stati bambini. Il desiderio di diventare grandi il prima possibile: un desiderio in parte naturale, in parte un po’ forzato dal fatto che spesso essere bambini in un mondo pensato per i grandi non è per niente facile.

E avranno ricordato, della loro infanzia, il modo in cui i grandi avevano fatto loro credere che ci fosse qualcosa di sbagliato nell’essere piccoli. Tutti i ‘non toccare, che lo rompi’, i ‘lascia, non sei capace’, i ‘guarda lei com’è brava, non si sente nemmeno’, i ‘che cosa vuoi saperne tu?’; e tutte le azioni invadenti, tutti quei discorsi e gli atteggiamenti dei grandi che fanno venire voglia di essere bambini per il tempo più breve possibile.

Il mondo che viene fuori da tutto questo, è davvero un mondo in cui diventare grandi al più presto può sembrare l’unico modo di essere trattati con rispetto. E’ un mondo in cui più sei grande, o più sai recitare la parte di grande, meglio vivi. In cui conta essere grossi, importanti, influenti: perché anche nel mondo dei grandi c’è chi è più grande dei grandi.

La mentalità per cui nella vita conta conquistare le posizioni più elevate la costruiamo un poco per volta, anche nelle piccole cose, anche nel modo che abbiamo di rivolgerci a chi è nato dopo di noi. Gesù è perentorio riguardo alla necessità di cambiarla, questa mentalità: ‘Se non cambiate, e se non diventate come i bambini, non entrerete’. Per cominciare a vivere secondo le preferenze di Dio, ai discepoli è toccato il compito e la benedizione di capovolgere le loro convinzioni, nate forse perché in veste di bambini non si erano mai sentiti ‘giusti’. E far pace con quell’infanzia che si erano abituati a considerare indesiderabile.

Da Gesù impariamo che Dio è dalla parte dei piccoli, che sono i piccoli per età, ma sono anche tutti e tutte coloro che il mondo considera meno che grandi: quelli che non sono potenti, che non sono influenti, che non sono invidiati. Tutti e tutte coloro che hanno bisogno di essere accolti, aiutate, ben accompagnati, e liberate dalle trappole e dagli ostacoli che possano impedire il loro cammino.

E mentre noi ci preoccupiamo di essere o diventare grandi, tutto è capovolto: Gesù ci mette davanti al coraggio di essere piccoli, con tutta la vulnerabilità e le possibilità di imparare che questo comporta.

In questo capovolgimento salutare e pieno di promesse, possiamo ricevere la piccolezza nostra e dei nostri simili come un elemento da riprendere in considerazione: bene da ricercare, spazio da proteggere, e aspetto di noi stessi con cui, se serve, ritrovare la pace.

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